Francesca Santucci

 

AL MIO DOLCE SIGNORE

 

(Antologia AA.VV.,Lettere d'amore, Kimerik 2021)

 


18 aprile 1702

 

Mio Dolce Signore,

prima d'imbattermi in voi la mia vita era come finita.
No, non soffrivo, non era come essere all'Inferno, piuttosto come trovarsi al Limbo, in istupidito stato d’incoscienza, senza affanno, né tormento, né travaglio, ma più non mi pareva il sangue pulsare nelle vene; se qualcuno, con un semplice spillo, m’avesse trafitto un braccio, o anche soltanto un dito, forse non una sola goccia sarebbe stata versata.
Io, semplicemente, stavo, anzi no, insensibilmente, ristavo.
Poi giungeste voi, Signore, fresca folata di vento nell’arido deserto, giungeste in primavera, esattamente in aprile: quale stagione più adatta al risveglio, alla rinascita? Foriero di promesse, foste messaggio di speranza, e m’infondeste nuove illusioni.
Mi ridestai, mi ridestaste, dal torpore; rinacqui, voi mi spingeste a rinascere, canto fu la vostra voce che nuovamente in armonia m’accordò alla vita. M’incalzaste senza darmi requie, ma non m’opprimeste, no; ostinato, come Orfeo con la sua sposa mano nella mano verso la luce mi riconduceste, ma io non mi voltai indietro come, invece, fece Euridice.
Ora un poco m’abbaglia lo splendore, troppo vissi nell’ombra, e il passo m’è incerto, e a volte vacillo e tentenno e mi sconforto, e sovente rigano il mio volto le lacrime, che non sono di marmo, no, come quelle della mirabile Proserpina del sommo maestro Bernini che, invano, disperata fra le braccia del signore del regno delle ombre si dibatte, sono lacrime vere, di chi nell’ombra c’è stato davvero e non vuole ritornarci: dunque, sono lacrime di gioia.
Cosa farete ora, di me, Signore e Padrone del mio cuore? Cosa sarà di noi? Riuscirà il nostro Amore a superare i tanti ostacoli che ci impediscono di viverlo liberamente?
Intanto con ansia e gioia attendo sia le vostre lettere che il nostro prossimo incontro!
Se non avessi in cuore la speranza di vedervi, oltre a quella di ricevere puntualmente le preziose missive che puntualmente m’inviate e che annullano ogni distanza fra noi, non potrei nemmeno iniziarlo un nuovo giorno, tanto mi sentirei avvilita e sconfortata, smarrita e persa su questo lembo di terra dal quale vi scrivo, punto piccolissimo nell’infinità cosmica, che prima ho tanto amato, perché mi pareva tana e nido, riparo e rifugio, ed ora m’appare come la peggiore delle galere perché tanto lontano da voi!
Nella mia vita siete stato come un vento di burrasca, una bufera che s’abbatte improvvisa su una terra troppo arida e riarsa dal sole, giungeste con la velocità d’un fulmine che repentino solca il cielo per lasciar subito spazio al fragoroso tuono apportatore della tempesta, linfa vitale ai campi, ai fiumi, ai mari. Sì, lasciate che vi paragoni ai fenomeni naturali che tanto amo, quelli che spaventano i più dalla notte dei tempi, ma che, invece, quando si scatenano, m’inebriano, avvolgendomi come in un’ebbrezza o in un delirio mistico.
Nella vostra ultima lettera mi avete parlato delle mie composizioni (Mirabili le definite? Ah, voi mi lusingate!), ed allora mi congederò con una delle mie ultime (di cui, poi, mi direte, se vorrete), ispiratami dalla frase che sovente voi mi ripetete: Sei la mia stella! Mi raccomando, però, ché il vostro giudizio non sia offuscato da eccessiva magnanimità nei miei confronti.
Ora, a malincuore, concludo, già languendo di nostalgia a questo commiato.
Un saluto dalla vostra devota Amica che non attende altro che di dissetarsi alla fresca fonte delle vostre parole e, naturalmente, di rivedervi.

Escript de ma main

Dame Guenièvre

 

 

Comparami ad una bianca stella

 

Comparami ad una bianca stella

che spegnersi non vuole

nei geli degli spazi siderali.

 

Comparami a una rosa novella

che rinunciar non vuole

ai languidi baci del sole del mattino.

 

Comparami alla brulla terra

che trepida riattende l’abbraccio

del mare che lento risale.

 

E sempre pensami bianca stella,

rosa novella e brulla terra,

e, forte, dillo anche tu che m’ ami.

 

 

 

 

 @

 

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