I Brontë

di Francesca Santucci

(dal notiziario Brontë, ottobre 2002)

 

Charlotte, Emily, Anne e Branwell Brontë crebbero in un’atmosfera da incubo, sotto la ferrea disciplina del padre che li costringeva in una sorta di stoicismo, lesinando il cibo, obbligandoli a lunghe ore di studio, non concedendo svaghi.
Profondamente influenzati dal romantico e tenebroso paesaggio nel quale vivevano, le brughiere dello Yorkshire, sferzate dal vento che fischiava nei camini, faceva sbattere le imposte e risuonare la casa di gemiti e scricchiolii simili a voci sinistre, che vibrarono poi prepotenti nel romanzo di Emily, sin da bambini furono eccezionalmente dotati dal punto di vista artistico, nutriti anche dei paurosi racconti popolari e delle saghe nordiche, le cui atmosfere cupe e crudeli confluirono soprattutto in “Cime tempestose”, narrati dalla serva irlandese Tabitha Akyroyd.
Varie furono le vicende personali dei Brontë e diversi gli esiti creativi raggiunti. Le tre sorelle, anche in seguito alla morte della madre e alla mancanza di comprensione paterna, furono sempre molto legate fra loro da grande affetto e tenerezza, accomunate dall’acutissima sensibilità, dalla passione per la lettura e dalla Musa poetica. Chiuse nel cerchio del loro isolamento, studiavano e leggevano, unica concessione del padre (che aveva pure nutrito ambizioni letterarie) moltissimi libri, dai quali traevano materia per le loro fantasie ed i loro sogni, elaborando personali mondi irreali e, nascostamente l’una dall’altra, scrivevano malinconici versi su vecchi quaderni; grande fu la gioia comune poi di apprendere che, tutt’e tre, erano accomunate dall’amore per la Poesia!
Fu così che, quasi per gioco, composero, su modello byroniano, “Le leggende di Angria”, dai toni lugubri e tetri, e che poi decisero di riunire le loro composizioni in un unico volume stampato col titolo “Poesie di Currer, Ellis e Acton” che, però, non riscosse grande successo.
Charlotte ed Emily progredirono notevolmente nella scrittura e, con pseudonimi, pubblicarono opere sia in prosa che in poesia; Anne, oscurata dal talento visionario di Emily, l’autrice di “Cime tempestose”, che seppe produrre pagine d’intenso lirismo, e dal genio di Charlotte, l’autrice di “Jane Eyre”, ottima romanziera ma poetessa talvolta retorica (l’unica ad allontanarsi dalla casa paterna per il matrimonio), pure offrì valide prove letterarie, con “Agnes Grey” e “L’affittuaria di Wildfell Hall”.
Branwell, orgoglio del padre, ammirato, elogiato e viziato dalle sorelle, che amavano che si unisse ai loro svaghi letterari e apportasse qualche tocco virile nelle composizioni, fu di carattere taciturno e duro, d’indole irosa e violenta, e già adolescente cominciò a soffrire di disturbi psicologici. Fu precettore nella stessa famiglia dove Anne era istitutrice;  scacciato, poi, per indegnità, provocandole grande amarezza,  consumò malamente la sua vita quasi demente, abbrutito dall’alcol e dall’oppio. Morì fra le braccia di Emily nel 1848, Emily lo seguì, consunta dalla tisi,  nello stesso anno, Anne si spense nel 1849, a 29 anni di tubercolosi, Charlotte nel 1855, di parto, dopo nove mesi di matrimonio.
Di Branwell, versato per la poesia e per la pittura, quasi nulla è rimasto, copiosa, invece, la produzione delle sue sorelle che, soprattutto nell’opera poetica, espressero in pienezza il tipico conflitto romantico tra la costrizione nella finitezza del mondo chiuso ed angusto e l’aspirazione all’infinito.
La voce più intensa risulta essere quella di Emily, la più verbosa quella di Charlotte, la più esile quella di Anne; impareggiabile ed irripetibile rimane comunque il fascino esercitato dall’opera della miracolosa triade poetica.

 

L'AMORE E' SIMILE ALLA ROSA DI MACCHIA

di Emily Brontë

 

  L'amore è simile alla rosa di macchia,

 l'amicizia assomiglia all'agrifoglio:

l'agrifoglio è scuro quando la rosa

fiorisce, ma chi è più costante nella

fioritura?La rosa di macchia è odorosa in

primavera, i suoi fiori estivi

profumano l'aria;

ma aspetta che torni l'inverno: chi si

ricorderà della rosa di macchia?

Disprezza allora l'inutile

corona di rose

e ricopriti della lucentezza

dell'agrifoglio che-quando

dicembre rattrista la tua

fronte-

ancor sa mantener verde la ghirlanda.

(traduzione di P. G. Cavallini)

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NOSTALGIA DI CASA

di  Charlotte Brontë

 

Sono stanca del College; vorrei starmene a casa.

Voce pomposa del maestro, odioso schiamazzo di compagni,

sparite! Io passeggiar vorrei dove mi aggrada

e non tediarmi più con Greco, carta e penna.

Vedere il mio gattino giocare e la mia scimmia,

del mio pappagallo e usignolo la voce amata udire…

Non fa per me l’Inghilterra: così nevosa e fredda,

così diversa dal caldo splendore dell’Africa nera.

Tremo di giorno e batto tutta la notte i denti;

spenta e impaurita sono: una povera larva infelice!

Voglio il mio fratellino, il suo sorriso gentile,

le sue burle ad alleviare tanti giorni di dolore…

Io voglio la mia mamma, dolce cara adorata.

Un’anima così grata dove potrò ritrovare?

Oh non c’è qui mio padre, non sento le sue braccia

difesa da ogni pericolo, d’ogni crudezza scudo…

Non sento la sua voce, non vedo più i suoi occhi

sorridere al mio cruccio; da chi potrò volare?

 

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LASCIATEMI SOLA

di Anne Brontë

 

 

O lasciatemi sola per intanto:

nessuna forma umana qui vicino;

se sola penso, o ad alta voce canto,

non orecchio mortale che mi ascolti.

Via, sogni di felicità terrena,

e voi, mondane cure, andate via!

Lungi da me pensieri d’ansia e pena,

lasciatemi qui sola!

Infine apri le ali, anima mia,

e lascia questa terra dolorosa;

nello splendore immergiti del cielo,

Dio finalmente tuo compagno sia!

 

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