Francesca Santucci

 

COME NACQUE LA STELLA ALPINA

 

(antologia AA.VV., Ninna nanna ti racconto una favola, Apollo Edizioni 2021)

 

 

Incantevole è il cielo notturno! Quando è sgombro di nubi, tra le pieghe blu della volta celeste si possono ammirare le stelle brillare come diamanti. Meraviglia delle meraviglie, poi, poter avere la fortuna di assistere allo spettacolo di quelle che, poeticamente, chiamiamo stelle cadenti o filanti, dalla notte dei tempi affascinanti per romantici, sognatori e studiosi.
Puntini luminosi solcanti per un attimo la gran volta oscura del firmamento, in realtà sono corpuscoli materici, disgregazioni di comete, vagabonde dello spazio provenienti da lontananze infinite, che dapprima ruotano in larghissime orbite intorno al sole, poi bruciano roventi nel loro rapido sfrecciare, infine vengono a morire sulla Terra.
Ciò che non tutti sanno, però, è che il loro destino s’intreccia con quello di un’altra meravigliosa creatura della Natura: un fiore. Ma ascoltate quanto vado a narrarvi.
C’era una volta una piccola stella che, insieme alle sue sorelle, ben stretta alla lunga chioma di mamma cometa, errava negli abissi degli spazi celesti, correndo per le zone più sperdute dell’universo.
Correvano, correvano, purtroppo, però la loro corsa era destinata a finire, perché mamma cometa, entrando a folle velocità nell’atmosfera terrestre, rapidamente si sarebbe accesa in una fiammata più luminosa del sole, per poi esplodere con estrema violenza in mille schegge, emanando un calore tremendo, trascinando nel suo destino di distruzione anche le sue figliolette, che sarebbero diventate per qualche istante stelle cadenti, per poi andare a  schiantarsi chissà dove.
Resasi conto che la folle corsa stava per giungere al termine e che, di lì a poco, sarebbe andata a morire, in un ultimo guizzo vitale, la stellina, piangendo disperata, cercò, invano, di aggrapparsi alla volta celeste: proprio non voleva più correre nel cielo buio in attesa che si compisse il suo destino fatale e diventasse una stella cadente! Quanto le sarebbe piaciuto essere nata in una forma stabile, che le avesse consentito di stare ben radicata in un luogo, e non di girare a vuoto!
La luna, le altre stelle fisse, i pianeti, persino il sole, udirono il suo pianto e bene compresero il suo dolore, però non sapevano proprio come fare per aiutarla, ma pensa e ripensa, vedendola ormai prossima alla fine, decisero di rivolgere una preghiera al Dio del Cielo, della Terra e del Mare. Gli chiesero di fare in modo che, una volta diventata stella cadente, non scomparisse per sempre, dissolta nel nulla, inghiottita nel buio della notte, dopo aver per così tanto tempo brillato.
Il Dio del Cielo, della Terra e del Mare ascoltò con attenzione la loro accorata preghiera e, compassionevole, dispose un destino migliore per la povera stellina spaventata: avrebbe mutato forma, assumendone una che, in qualche modo ricordasse quella originaria, però più stabile.
E fu così che, quando la cometa terminò la sua folle corsa di colpo, rapidamente schiantandosi all’aria, la stellina precipitò sulla Terra, dove gli esseri umani attoniti, con gli occhi sbarrati verso l’alto, avevano assistito a quella magnifica pioggia di guizzi luminosi, simili a fuochi d’artificio, che a migliaia avevano solcato il cielo, sembrando davvero che le stelle si staccassero dalla volta celeste e precipitassero in basso.

 


La stellina approdò su una rupe calcarea dell’arco alpino e qui si trasformò in un piccolo fiore, semplice ma elegante e di singolare bellezza, dalla suggestiva infiorescenza a capolino gialloverdastra, con bianchi petali vellutati, al quale i montanari, ammirati, cominciarono a dare i nomi più suggestivi e significativi. Lo chiamarono Fiore di lana, Fior nobile, Edelweiss (Bianco nobile), Bianco di roccia, Fiore di roccia, Stella d’argento, Regina del ghiaccio, Rosa del ricordo. Ben presto, però, dalla sua forma e dal luogo in cui si era insediato, s’impose il nome di Stella alpina, divenendo il fiore per eccellenza delle Alpi, simbolo di resistenza, tenendo conto della tenacia con la quale cresce, costantemente sottoposto a sbalzi termici e a condizioni climatiche ostili, sopportando i lunghi geli invernali delle montagne e la forte esposizione al sole, ma anche di coraggio e amore puro, perché, da quando fu scoperto, molti innamorati fecero a gara, osando percorrere sentieri mai battuti prima e scalando vette impervie, pur di raggiungerlo, raccoglierlo e poterne fare dono alla loro amata.

 

 

 

 

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