CUORE SPEZZATO

 

(Antologia AA.VV., Da una pagina del mio diario, Apollo Edizioni 2021)

 


 

 

 

10 Giugno 2004

 

Scrivo qui, oggi, la pagina più dolorosa della mia vita: due giorni fa mia madre è mancata.
Mi sento come precipitata in un abisso, priva di appigli, in balia di un dolore lacerante, assediata da sentimenti contrastanti: incredulità, stupore, anche rabbia furiosa per il repentino ingiusto prematuro strappo, per questo potrei mordere come un cane, graffiare come un gatto, pungere come un riccio, pietrificare con il mio solo sguardo come Medusa.
E, come Cerere quando la figlia Proserpina le fu strappata da Plutone, mi sento pure un poco folle, cosi tanto che potrei rivoltare a mani nude le zolle del terreno in cui giace la sua spoglia per andare a riprendermela e cercare di riportarla in vita. Ma non si può, dovrò imparare a convivere con la sua assenza, un giorno dopo l’altro, come grani di un rosario da sgranare piano.
Sono addolorata e arrabbiata, ma non piango e non protesto, però da due giorni ho questo dolore fisso al centro del petto. So cos’è: è quello che i medici definiscono "sindrome da cuore spezzato", causata da chi è stato travolto da un dolore o un´emozione fortissima …
Ieri ho scritto questa poesia. L’hanno già letta i miei fratelli, mia sorella e un amico, che così ha annotato:
Sento molto forte il dolore che tieni chiuso in te e che traspare dalle parole in maniera dirompente. Sei riuscita a commuovere anche un vecchio orso come me che tra l'altro non ha mai amato la poesia.
Un fortissimo abbraccio.
Beppe
Invece io non mi commuovo. Sono un grumo di dolore ma non riesco a piangere, non voglio, non ancora … poi mi scioglierò come un ghiacciaio. 

Sole non ti riscalda,
luce non ti ravviva,
ed il rosa del tuo volto
di pèsca il lume dei verdi
tuoi occhi più non raccende.


Infine ora giaci e già forse
sotterra s’insinua e s’avanza
silenzioso come un soldato
di rapina a lacerarti fibra
dopo fibra il verme, e ti corrode
la veste dell’ultima tua festa
che non hai goduto.


Non indosso il nero e non ricopro
il capo d’un velo e grani di rosario
non sgrano e non dispero e non gemo
e non vago per i campi il tuo nome
invocando.

Inversa Cerere io,
Proserpina tu non sei
e non ritornerai a dispensare
i fiori della primavera.


Sei morta, o madre, ma come vedi
non piango anche se quasi mi strozzano
tutte le lacrime trattenute in gola.


È come dicevi: sono forte, io,
sono una dura. Sono soltanto
appena un poco pallida
ed ho questo dolore fisso
in mezzo al petto, ed ho dimesso
il sorriso ed ho smesso il rossetto.

(9/06/2004)

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