lunghe ombre occhi versano lacrime
che la memoria serba da anni svaniti,
poiché Tempo e Morte e Dolore mortale
feriscono di ferite insanabili-
che io ricordi una parte appena
del dolore visto e provato laggiù
né il cielo- puro e benedetto
ha mai dato pace al mio spirito_…
Mia sorella non ebbe per natura un’indole
socievole, le circostanze favorirono e alimentarono
un’inclinazione alla solitudine: tranne che per
andare in chiesa o per fare una passeggiata sulle
colline, ella raramente varcava la soglia di
casa…quanto la sua mente raccoglieva della realtà
che le toccava, si riduceva troppo esclusivamente a
quei tragici e terribili caratteri di cui la memoria
…è costretta a recare l’impronta. La sua fantasia,
che era più tenebrosa che solare, più vigorosa che
giocosa, trovò in quei caratteri il materiale da cui
trasse creature come Heathcliff, come Earnshaw, come
Catherine…
Così Charlotte Brontë, nella prefazione ad una
riedizione del romanzo Cime tempestose,
uscita nel 1850, quando Emily era ormai morta. Ed in
effetti, non si può pienamente comprendere il
romanzo se non si conosce la vita della scrittrice,
la sua incapacità di affrontare il mondo, il
profondo affetto che la legava alla casa, alla
famiglia, al cane Keeper, alla vita solitaria,
l’appassionato attaccamento alla brughiera laddove,
fra i campi di eriche, soffiava quel crudele vento
dell’est che non poco influiva sui polmoni e sul
sistema nervoso delle sorelle Brontë e, soprattutto,
l’amore per la scrittura.
Fin da piccola Emily, alta, dagli occhi grigi
azzurri ed i capelli rossi, femminilmente fragile
eppure a tratti mascolina, era stata timida e
ritrosa, ma negli ultimi anni della sua vita si
produsse un mutamento, per cui si differenziò dalla
se stessa di prima ed il suo comportamento divenne
simile a quello dei personaggi descritti nel
romanzo, forse per l’acquisita consapevolezza di sé,
del suo talento, delle sue idee. Cominciò così a
staccarsi sempre più dal modo precedente di essere,
ad affermarsi, a far valere anche in famiglia la sua
personalità, esprimendo in ciò l'atteggiamento
tipico dei poeti romantici, che tendevano a tradurre
le teorie dei loro scritti in comportamento
personale. Sempre secondo le parole di Charlotte
addirittura nell’ultimo anno di vita Emily era
divenuta sprezzante, sdegnosa, inflessibile, quasi
sovrumana, incurante della sua salute, incupita
dalla malattia fatale, la tisi, che la stava
conducendo verso la tomba, ma non piegata dal
pensiero della morte imminente che, quasi cercò,
esponendosi al freddo al funerale del fratello,
rifiutando poi ostinatamente di curarsi, ed infine
abbandonandosi al male con voluttà.
L’unico romanzo composto da Emily Brontë, l’autrice
più interessante ed inquietante della narrativa
inglese dell’Ottocento, pubblicato per la prima
volta nel 1847, subito condannato dalla critica
perché immorale, fu Cime tempestose, una
vicenda di solitudine, amore, odio e vendetta, sullo
sfondo delle solitarie brughiere .
Il titolo del romanzo, in inglese Wuthering
Heights, denso di elementi gotici come le
tempeste, i fantasmi gli incubi, le maledizioni e le
profezie, rimanda sia al tumulto atmosferico cui è
sottoposta la casa in cui si svolge la storia, sia
alle passioni violente cui soggiacciono i tormentati
protagonisti.
Due i personaggi fondamentali, entrambi dal
carattere forte e ribelle: Heathcliff, diabolico ma
affascinante, eroe romantico per antonomasia,
dominato dall’amore, dall’odio, dal desiderio di
vendetta contro tutto e tutti, anche dal desiderio
di riscatto sociale e di rivalsa per i torti subiti
ma, soprattutto, da un’ardente passione amorosa,
secondo le parole di Charlotte Brontë dalla
disposizione perversa per natura, vendicativa e
inesorabile , che forse solo la gentilezza
avrebbe potuto umanizzare, dominato invece da
demoniaca tirannia ed ignoranza, il cui spirito
pervade l’intero romanzo.
L’altro è Catherine, Cathy, divisa tra il mondo
civile e quello selvaggio, rappresentato da
Heathcliff e dalle Higlands, attratta dalla
ricchezza e dalla stabilità ma anche dalla libertà
dalle convenzioni, che si pone ora come donna reale,
ora come spettro, comunque sempre completantesi con
Heathcliff, l’uno e l’altro legati da un amore
intenso, che esclude l’unione sessuale ed è quasi
mistico, oltre il tempo e lo spazio, bisogno
d’assoluto, unione appassionata di due individui
che, pur conservando la propria identità personale,
condividono tutto, due anime che si fondono a tal
punto da diventare un’anima sola.
Io sono Heathcliff, dirà Catherine che, in
passione quasi narcisistica, ama lui intensamente e,
forse, anche e solo se stessa, fino alla morte ed
oltre.
La morte: altro elemento costante nel romanzo come
fu ben presente in tutta la famiglia Brontë! La
mamma morì quando lei aveva due anni, seguirono due
sorelle, poi suo fratello Patrick (al quale s’ispirò
per il personaggio di Hindley, ubriacone e giocatore
sempre in debito), la stessa Emily, la sorella
minore, ed infine la maggiore delle sopravvissute
Charlotte.
Emily abitò in una casa desolata con il cimitero in
fondo al giardino. Insieme ai suoi fratelli ne
vedeva quotidianamente i simboli, le lapide
inclinate lambite solo dal vento dell’est, ma la
morte per lei non era qualcosa di misterioso o di
orrendo, era inizio e non fine.
Qualche giorno dopo la sua morte la sorella scrisse:
Non occorre più aver paura del vento tagliente.
Emily non può sentirlo.
All’uscita del romanzo, sempre la sorella
Charlotte, commentò: Ellis- (pseudonimo di
Emily) -ha una mente forte ed originale, ricca di
un potere cupo e strano. Quando scrive poesie quel
potere si esprime in un linguaggio concentrato,
elaborato e raffinato al tempo stesso, ma in prosa
erompe in scene che, più che attrarre ,
traumatizzano, ma l’originalità dell’autrice era
già stata rilevata nel luglio del 1846 dal critico
dell’Athenaeum che aveva recensito le sue poesie ed
affermato:un’ispirazione che può ancora trovare
un pubblico nel mondo esterno. Quest’ultimo (riferito
ad Emily) rivela uno spirito acuto ed originale
che può avere da dire cose che gli uomini saranno
felici di sentire, ed un’evidente capacità di
raggiungere altezze cui nessuno finora è riuscito a
salire.
Stranezza, violenza, originalità: inizialmente
Cime tempestose non ebbe immediato
consenso, i critici definirono l’opera perversa
,brutale e cupa, ed i lettori ne furono
scioccati ma, via via che è andata aumentando la sua
comprensione, è cresciuto anche il fascino
dell’autrice che attende ancora d’essere esplorata
fin nelle sue pieghe più oscure.