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dal libro di Francesca Santucci
Racconti e fiabe
edizioni A.L.I. Penna d'Autore, 2004
Prezzo:7, 00 euro


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Il fiore di serra

E' il tempo
che tu hai perduto per la tua rosa
che ha fatto
la tua rosa così importante.
(da "Il piccolo principe",
Antoine de Saint- Exupéry)
Un giorno di
febbraio un giardiniere scoprì nella sua serra, dove coltivava
rose bellissime dagli intensi profumi, dalle mille sfumature e
dalle infinità varietà, scarlatte e rosa tenui, lilla e
madreperlate, bianco crema e rosso ciliegia, rame e arancio,
grandiflora e ad alberetto, rampicanti e da taglio,
seminascosto tra le erbacce spontanee, un fiorellino
selvatico.
Era fragile, umile, il piccolo bocciolo ben serrato, d'un
colore smorto e spento, non emanava alcun profumo; ormai aveva
il capo chino come se agonizzasse o, addirittura, fosse già
morto, ma il giardiniere lo colse egualmente perché pensò,
ostinato, che se l'avesse trapiantato in un buon terreno
fertile, e collocato in pieno sole, si sarebbe rianimato, e
da quell' insignificante bocciolo sarebbe sicuramente
sbocciato un fiore meraviglioso, e così fece.
Con molta delicatezza lo sottrasse alle erbacce e lo trapiantò
in un terreno ricco di humus, lo espose al sole e cominciò a
coltivarlo.
Quel fiore trapiantato non faticò molto ad abituarsi alla
nuova terra; nato selvatico, scoprì ben presto le piacevolezze
della coltura, e il ricco nutrimento e la dolcezza delle cure
del giardiniere, che addirittura arrivava al punto di
parlargli come se fosse una creatura davvero speciale, e non
un fiore tra i fiori, furono per lui linfa vitale.
E così crebbe forte e bello e sbocciò in tutto il suo fulgore;
divenne una rosa bellissima, aprì i suoi petali vellutati alle
carezze del sole e si ravvivò illuminando la sua splendida
corolla variegata, elargendosi in tutta la sua bellezza agli
occhi amorevoli del suo salvatore.
Ma un triste destino era in agguato, perché, da un giorno
all'altro, le cose cambiarono; il giardiniere, ormai
distratto da altri fiori, cominciò a tralasciare le sue cure,
e la rosa, trascurata, fu lasciata sola ad avvizzire.
Per un po' la poverina resistette, fiduciosa che il
giardiniere sarebbe ritornato a curarla e ad amarla, ma vana
fu la sua attesa: il giardiniere crudele più non amava quel
fiore, e non sarebbe mai ritornato.
E fu così che, in un giorno di maggio, malinconico e grigio
come un giorno di novembre, la rosa cominciò a boccheggiare,
ad annaspare, finché sfiorì, appassì, infine morì.
Francesca Santucci
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