Francesca Santucci

 

IL GIORNO IN CUI LE LETTERE DELL'ALFABETO LITIGARONO

 

(dall'antologia AA.VV., Piccole pesti leggono, Kimerik 2019)

 

 

Bene non si sa come fu e come non fu, perché accadde, sta di fatto che una volta, mentre tutti i bambini della scuola erano in ricreazione in giardino con le maestre, in un’aula successe un gran trambusto, che per poco non degenerò in zuffa, se prontamente non fosse intervenuta la signorina Grammatica a placare la baruffa.
Quel giorno le lettere dell’alfabeto cominciarono a litigare fra di loro, ognuna sostenendo di essere migliore dell’altra.
Con voce sussiegosa la “C” esordì asserendo:
- Fra tutte le lettere dell’alfabeto sono io la più importante, perché per “C” comincia la parola “casa”, che è rifugio, protezione, riparo, amore.-
-Ma io sono la “R” di “rosa”, che non solo nei giardini ma anche in casa porta un tocco di bellezza e gentilezza, dunque non sono meno importante di te!- cinguettò vanitosa la “R”.
-Ed io, allora?- s’intromise la “G”.-Per “G” comincia la parola “gomitolo”, importante per realizzare tanti bei maglioni con i quali riscaldare le persone d’inverno.-
- Anch’io riscaldo, e meglio! –sibilò sferzante la “S”- Per “S” comincia la parola “sole”: senza il sole chi riscalderebbe la terra e farebbe crescere fiori e piante?-
-Ma per far crescere fiori e piante, e la vita in generale, occorre l’acqua, pertanto sono ben più importante io-sentenziò la “A”- perché per “A” comincia la parola “acqua”.
- Io sono la “N”, la “N” di nave, che porta lontano, permettendo la conoscenza di luoghi e persone diversi. Non mi sembra proprio di essere inferiore a voi!- replicò un poco indispettita la letterina N”.
- Ma io sono la “F” di faro, e porto grande aiuto ai naviganti. Se non ci fossi io di notte, a illuminare da lontano il mare, perderebbero la rotta e vagherebbero nel buio. Non vi pare, perciò, che la mia importanza sia pari alla vostra?- parlò decisa la “F”.-
-Ma non dovete sottovalutare me- s’inserì nel discorso la letterina “L”- Se guardate bene nell’abbecedario, per “L” comincia la parola “libro”: come sarebbe possibile apprendere e accrescere le proprie conoscenze, il proprio sapere, se non ci fossero i libri?-
-Ma le pagine dei libri si sfogliano con le mani, senza di me, che sono la “M” di mano, non potreste apprendere un bel niente!- s’infuriò la “M”.-
-Non dimenticate che, oltre al sapere, è importante anche il gioco- “Io sono la “G” di giostra, e porto divertimento e gioia ai più piccini- rivendicò la “G”.
-Ma io i piccini li sfamo (e pure i grandi)! Per “P” comincia la parola “pane”- gridò quasi stizzita la “P”!-
La lettera “O” cercò di dire anche lei qualcosa, ma le altre lettere infuriate la zittirono subito, così apostrofandola:
-Zitta, tu, che sei grulla come un’oca!-
Ma il putiferio scoppiò quando, d’improvviso, si udirono dei gridi acuti e sottili, come degli squittii: ecco avanzare la “T”. Beffarda si rivolse alle lettere che, intimorite da quei sibili, cominciarono a indietreggiare. Così rivendicò la sua importanza:
-Io non mi faccio zittire da nessuno e a tutte voi sono superiore, perché per “T” inizia la parola “topo,” dal potere più grande di tutti,  porta un morbo contro il quale nessuno può nulla: la peste!-
A quel punto cominciò la baraonda, alcune letterine scapparono terrorizzate, altre, più temerarie, si scagliarono contro le restanti, la “G” contro la “B”, la “U” contro la “S”, la “Z” contro la “E”, la “D” contro la “A”, in un guazzabuglio totale, tanto che, a un certo punto,s’intromise anche la letterina “H” che, fino ad allora, se n’era rimasta in disparte, cercando disperatamente a gesti di calmare gli animi, ma tutte le lettere le gridarono in coro:
-Vattene via, tu sei muta,non vali un’acca!- E la poverina se ne tornò in disparte.
Ma ecco che, d’improvviso, la porta dell’aula si spalancò ed entrò la signorina Grammatica. Vedendo cosa stava accadendo, si accomodò gli occhiali sul naso e prontamente intervenne, rimproverandoli con fermezza e severità.
- Ora basta, calmatevi!Meno male che i bambini sono ancora in ricreazione e non hanno assistito al brutto spettacolo che ho visto io entrando in classe. Dovreste vergognarvi di come vi siete comportate. Io, io, io…io…io sono…io sono…io sono…io sono più importante di te, tu sei meno importante di me… Quanta presunzione, quant’alterigia, quanta boria!... Vocali, consonanti, siete tutte sorelle e tutte ugualmente importanti. Sapete benissimo che non basta saper parlare, ma bisogna saper trascrivere e leggere i suoni che formano la lingua, e per insegnare ai bambini a scrivere e a leggere  dovete  collaborare, di certo non litigare, perciò fate in modo che mai più fra voi si scateni la discordia, ma sempre regnino armonia e concordia.-
Le letterine ascoltarono la ramanzina in silenzio, a capo chino, mortificate, perché si erano rese conto che la signorina Grammatica aveva ragione e che si erano comportate proprio male, poi, dopo essersi scusate con lei, ed averle promesse che mai più avrebbero bisticciato,  si scusarono anche fra di loro,infine si presero per mano e, intonando la “Filastrocca dell’alfabeto”, si lanciarono in un allegro girotondo, parola che inizia con la lettera “G” come ...come … come “girotondo”!

Filastrocca dell’alfabeto

Eccoci, qua, siamo ventuno sorelle,

consonanti e vocali,  tutte belle.

A come arcobaleno che brilla nel cielo,

B come bandiera che sventola al sole.

C come casa sicura e accogliente,

D come donnola che la preda attende.

E come erba nel prato verde,

F come faro che illumina sempre.

G come gomitolo di colore arancione,


H di hotel con molte persone.

I come imbuto che travasa il vino,

L come luna che splende vicino.

M come mare da solcare,

N come nave sulla quale andare.

O come oca bianca e grassa,

P come palla tonda e rossa.

Q come quaglia presa al laccio,

R come rosa e rosolaccio.

S come salvia che fiorisce,

T come topo che squittisce.

U come uva profumata,

V come volpe affamata.

Z come zebra che viene qui a dire

che è giunto il momento di finire

la filastrocca dell’alfabeto

che tutto il mondo rende più lieto.

 

 

 

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