Francesca Santucci

 

LA GAZZA ONESTA

 

(antologia AA.VV., Piccole pesti leggono, Casa Editrice Kimerik 2022)

 

 

 

ll pregiudizio vede ciò che gli pare e non vede ciò che è evidente.

(Aubrey Thomas De Vere)

Blanche era una gazza tra le più belle che si fossero mai viste, dall’aspetto slanciato, con grandi ali digitate, la lunga coda dalla forma romboidale, il lucido piumaggio, di scintillante colore nero sericeo con sfumature viola e verde metallico sullatesta arrotondata, sul conico becco lungo e forte dall’estremità adunca, sulla parte alta del petto, sul dorso, sul basso ventre, sulla parte piumata delle forti zampe, sulla coda e sulla sottocoda; d’un bianco candido luminoso sulle altre parti del corpo.
Con straordinaria abilità volava nel suo piccolo stormo chiassoso e ciarliero, fra il coro di tutte le altre gazze dagli aspri versi chioccolanti, emessi non melodiosi ma striduli, minacciosi, a tratti sghignazzanti, spaventando gli altri animali e allontanando i possibili predatori per proteggere il territorio e tutti i membri del gruppo.
Ma, oltre che bella, la gazza Blanche era anche molto intelligente, capace di ragionare e di immaginare, doti intellettive che aveva di gran lunga superiori rispetto agli altri suoi simili e, in generale, agli altri uccelli.
Inoltre era una compagna fedele e una madre amorevole. 
Quando si era nella stagione degli amori, ai primi tepori della primavera- ma, se l’inverno era mite, talvolta anche già a dicembre- si lasciava corteggiare dal suo compagno, la gazza Pierre, che, secondo il rituale tipico della specie alla quale appartenevano, prima emetteva bassi cinguettii flautati e poi, arruffando le penne dei fianchi, esibiva la coda alzandola con fierezza, abbassandola, spiegandola a ventaglio e richiudendola velocemente, affinché la sua compagna potesse notare che era lucente e integra, simbolo della buona alimentazione e della forza che gli aveva permesso di superare indenne combattimenti e predazioni, garanzia, perciò, di sicurezza.
Dopo inseguimenti rituali in volo, infine la gazza si arrendeva al richiamo dell’ amore e, insieme al suo compagno, si dedicava all’allestimento del nido, dalla particolare forma globosa, grande, capace, che poteva misurare da trenta ai novanta centimetri di diametro, costruito attaccato a un tronco d’albero secco, su una coppa di base composta da ramoscelli, fango e fili d’erba, sopra la quale adagiavano una calotta di rametti sapientemente intrecciati.
Il suo compagno procurava il materiale (oggetti luccicanti, vetro e carta stagnola, per abbellirlo, sapendo che le gazze femmine sono attratte dal nido più luminoso) e lei si premurava di disporlo. Anno dopo anno, poi, riadattavano il nido, accrescendolo con l’aggiunta di nuovi elementi.
Giunto il momento della cova, preoccupazione esclusiva delle gazze, Blanche si accomodava nel nido, deponeva da tre a dieci uova di colore azzurrino con sottile maculatura bruno-olivastra
, una al giorno, e ci restava pazientemente per diciassette o diciotto giorni, finché non si schiudevano e venivano alla luce i suoi piccoli pulli, ciechi e implumi, che si occupava di nutrire per i primi dieci giorni di vita e che impiegavano circa tre settimane per mettere le penne e poter spiccare il volo, continuando a occuparsene anche oltre, fornendo loro l'imbeccata (sebbene in maniera sempre più sporadica), prima che diventassero completamente indipendenti.
In tutto questo periodo era sempre seguita premurosamente dal suo Pierre, che non mancava mai di provvedere al cibo, andando alla continua ricerca di granaglie, semi, bacche, frutti, gherigli di noce, insetti, invertebrati (soprattutto coleotteri e ragni), uova
e nidiacei di altri uccelli, piccoli vertebrati, ghiande, scarti alimentari di vario tipo, provvedendo a fare scorte in abbondanza, in previsione dei giorni in cui avrebbe potrebbe avere difficoltà a reperire gli alimenti.
La gazza Blanche era molto amata per tutte le sue qualità, ma per lo stesso motivo anche molto invidiata e, forse, fu proprio questo deprecabile difetto, l’invidia, a trascinarla nella brutta avventura della quale vado a narrarvi.
Dovete sapere che un discutibile comportamento appartiene alle gazze (ma anche ad altre specie di uccelli, come, ad esempio, le cicogne) e, cioè, una certa inclinazione al furto, che le spinge a fare razzia di uova di altre specie e che le porta ad appropriarsi di ogni sorta di oggetti luccicanti (anche gioielli), che nascondono nel proprio nido o in qualche segreto nascondiglio, per questo hanno
per questo hanno dato loro  l ’appellativo poco onorifico di “ladre”. E, non di rado, le gazze sono state causa di dolorosi episodi: infatti molte persone sono state accusate ingiustamente di aver rubato oggetti di valore e condannate, accadendo, poi, che dopo qualche anno dalla condanna, si venisse a scoprire che quegli oggetti erano stati trafugati da una gazza.
Ma non bisogna mai generalizzare e mai essere affrettati nel giudizio, e questa storia lo insegna, perché Blanche non era affatto una gazza ladra, ma una gazza onesta.
Comunque, un brutto giorno accadde che venisse citata in giudizio per il reato di furto.
Quel giorno al Tribunale dei Volatili convenne una grande moltitudine di uccelli di ogni specie, di cortile, di mare, di lago, di palude, accorsi da luoghi vicini e luoghi lontani, oche, galline, gru, struzzi, pavoncelle, merli, corvi, rondoni, gabbiani, pinguini, cigni, anatre, cicogne, gufi, civette: si giudicava il caso della gazza Blanche. Ad accusarla di furto era il signor Corvo, un suo lontano cugino, pettegolo e impiccione, invidioso di tutto e di tutti, che, con il suo sghignazzante gracchiare, cra…cra…cra…, aveva dato l’annuncio al mondo. Affermò di aver notato strani brillii e luccicamenti, forse di gioielli o pietre preziose, oro o diamanti, chissà dove trafugati, provenire senza ombra di dubbio dal nido di Blanche, ed esortò a indagare subito perché ne andava di mezzo il buon nome non solo della sua famiglia, ma di tutta la comunità degli uccelli.
E, a rinforzo della sua accusa, aggiunse che anche il signor Cuculo aveva notato quei luccichii. Interrogato subito il signor Cuculo, vicino di casa della gazza Blanche, quello ammise quanto detto dal signor Corvo, ma poi, insinuatosi in lui il dubbio, cercò di sminuire, dicendo che, fra un cucù e l’altro, volando fra i rami, aveva notato, sì, bagliori strani e movimenti sospetti intorno al nido, ma in verità, siccome a causa dell’età avanzata vedeva male da lontano, non aveva ben distinto con i suoi occhi affaticati di chi si trattasse, quindi, anche se quello era il suo nido, poteva darsi pure che la sagoma che aveva visto aggirarsi con fare sospetto non fosse la gazza Blanche.
-“Le prove! Bisogna avere le prove prima d’incolpare!”- accomodandosi gli occhiali sul becco, esclamò in tono perentorio il signor Civetta, l’avvocato difensore della gazza Blanche che, in un angolo, ammanettata, se ne stava mesta mesta.
Allora il giudice ordinò a due uccelli carabinieri, un Gabbiano corallino e un Gabbiano Reale, di volare subito al nido, di effettuare una perquisizione e portare l’eventuale res furtivae (le cose rubate).
Subito i due Gabbiani carabinieri accorsero al nido e, con grande stupore, non vi trovarono altro che dei pulli vocianti, esserini implumi e ancora con gli occhi chiusi che reclamavano il cibo e la loro mamma: di oggetti luccicanti nemmeno l’ombra, se si eccettuavano i pezzetti di carta stagnola con i quali, a mo’ di corona, era stato rivestito il bordo alto del nido per abbellirlo.
I Gabbiani si grattarono la testa e poi se ne tornarono a mani vuote in Tribunale dove riferirono ogni cosa al giudice e agli avvocati.
-“Solo carta stagnola?”- esclamarono all’unisono increduli tutti gli uccelli presenti.
-”Sì!”- sbottò ad alta voce il compagno della gazza Blanche accorso in rapido volo e rimasto fino ad allora in silenzio- “Solo carta stagnola. Sono stato io a ornare il nido con quella carta luccicante per la mia amata Blanche, bella, brava e, soprattutto, onesta. Nessuno si permetta mai più d’infangare il suo buon nome!”-
-“È vero!”-schiamazzò la papera Gertrude- “Posso giurarlo: ho visto con i miei occhi il signor Pierre portare la stagnola al nido stringendola nel becco!”-
Allora il Giudice, l’esimio dottor Barbagianni, fortemente batté il martello sulla scrivania per richiamare al silenzio, poi emise la sentenza:
- “Il furto consiste nella sottrazione illegittima e dolosa della cosa altrui a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, ma devono verificarsi due condizioni: Animus furandi (volontà di rubare) e Contrectatio rei (Trafugamento, impossessamento della cosa).Visto, ascoltato e appurato che queste due condizioni mancano, dichiaro assolta l’imputata perché il fatto non costituisce reato. La seduta è tolta!”-
Un concerto festante di versi e canti diversi di tutti i volatili presenti accolse le parole del signor Giudice: il Tordo zirlò, il Passero cinguettò, l’Allodola trillò, l’Oca starnazzò, il Canarino gorgheggiò, il Tacchino gloglottò, la Rondine garrì, il Pavone paupulò, la Tortora tubò, il Gabbiano garrì, il Cigno soffiò e il Gufo bubolò, e così via tutti insieme in un’allegra sinfonia di suoni.
E ci fu pure qualcuno che notò un particolare: il Giudice, l’esimio dottor Barbagianni, sempre così serio e severo, come si conveniva al suo ruolo, abbandonato il cipiglio e il latino, si produsse in una serie di sibili e soffi che si tramutarono, poi, in una prolungata risata stridula e metallica di soddisfazione per aver bene operato per la Giustizia.
Per tramandare ai posteri l’ingiustizia di cui era stata vittima la gazza Blanche, un Assiolo Faccia Bianca, d’animo gentile, compose questi versi:

 

 

Una gazza bianca e nera
 

volava in cielo leggera leggera.

 

Al suo nido in un momento

accorse lieve sospinta dal vento.

 

Ma ecco che un corvo arrivò lesto

a spiare con intento funesto.

 

Nel nido vide un brillio luccicante

più luminoso di un diamante.

 

Con rabbia e con invidia

pensò di tramare un’insidia.

 

“Ho visto qualcosa nel nido brillare,

subito la gazza dovete arrestare!”

 

Così denunciò il corvo al magistrato

che presto svolse il suo operato.

 

Ordinò  ai gabbiani di andare

dentro il nido a perlustrare.

 

Corsero veloci quelli al galoppo

ma non trovarono alcun malloppo.

 

Al ritorno gridarono in coro

che dentro il nido non c’era oro.

 

In verità c’era un tesoro importante

più luminoso di un diamante.

 

Erano i figli della gazza dolente

dal corvo accusata ingiustamente.

 

Finalmente l’inganno svelato

la gazza fu assolta dal magistrato.

 

Fra i battimani di tutti gli uccelli

la gazza tornò dai suoi pulli belli.

 

Quello per lei era il vero tesoro:

i figli che valgono più dell’oro!

 

 

 

 

 

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