Francesca Santucci

LA LEGGENDA DEL MARE

(dall'antologia AA. VV., "Scarpetta rosa", Apollo edizioni 2017)

Frederick Coulton Waugh (Cornovaglia, 1861 –  1940), Southwesterly Gale, St. Ives, 1907.

 

 

Non sempre è calmo e immobile, come nei giorni di bonaccia, il mare, ma, al principio dei secoli, lo era, quando il Signore, nella notte dei tempi, per il piacere dei suoi occhi, volle crearlo, specchio d’acque terse e tranquille, bianche nella spuma delle onde e nella scia dei battelli, iridescenti se battute dal sole, mostrando tutti i colori dell’arcobaleno, rilucenti come splendide pietre preziose allorché, ricadendo, gli spruzzi paiono pioggia di purissimi brillanti: di qui i vari nomi di mar di Turchese, di Zaffiro, di Topazio, di Ametista, di Opale, di Lapislazzuli e d’Acquamarina.
Dall’alto, posando lo sguardo, il Signore si ritemprava, così, dagli affanni e poteva perdersi nella contemplazione della Bellezza che tutte le altre che aveva originato superava, ma non aveva previsto che il mare potesse essere attratto da un’altra delle sue creature, la terra, verso la quale, sospirando, guardava, ammirandone le fresche zolle, gli alberi chiomati ricoperti di frutti meravigliosi, i boschi odorosi, le montagne maestose digradanti verso il piano come angeli protettori, i dolci declivi delle colline, i laghi verdi e azzurri, i fiumi e i torrenti che allegramente l’attraversavano, i giardini splendenti di rose, i prati verdeggianti puntellati di fiori colorati e profumati, lambiti dai voli delle variegate farfalle e allietati dagli spensierati girotondi dei bambini sorvegliati da madri amorevoli, padri premurosi e nonni affettuosi.
E così accade che un giorno il mare s’incupì e si rifiutò di obbedire ai comandi del suo Creatore, più non rilucendo delle mille variegate sfumature: allora, con dolcezza, il Signore lo interrogò e si fece confidare il suo cruccio. Appreso il motivo, turbato dal suo affanno, concesse al mare e alla terra d’incarnarsi per un solo giorno, da trascorrere insieme in libertà volando come uccelli nell’aria, in modo da poter apprezzare dall’alto lo splendore dei rispettivi mondi assegnati.
Con le mani a coppa raccolse un po’ di acqua di mare e la convertì in un uomo, e con un po’ di terra creò una donna, e dotò entrambi di lunghe morbide ali piumate per poter volare: che prodigio fu quello! Il mare si trasformò in uno splendido giovane dai luminosi occhi celesti e folti capelli inanellati, la terra fu tramutata in una bellissima giovinetta con gli occhi color smeraldo e lunghe chiome brune tra le quali s’intrecciavano minuscole pratoline colorate. Presisi per mano, con un batter d’ali il mare e la terra spiccarono il volo, e trascorsero l’intero giorno a contemplare tutta la Bellezza dei loro mondi, ammirando stupefatti soprattutto i guizzi dei delfini felici e i voli leggiadri dei gabbiani, i volteggi delle libellule e il galoppo dei cavalli selvaggi, fino a quando calò il crepuscolo e le stelle cominciarono a tremolare nel cielo: era giunto il tempo del ritorno. A  malincuore dovettero separarsi e rientrare ciascuno nella propria sede, nella propria forma naturale. Da allora, però, il mare, ritornato nel suo regno di cristallo trasparente, serbò sempre nel cuore una struggente nostalgia per la giovinetta soave e gentile con la quale aveva trascorso quel giorno meraviglioso, per questo, ancora oggi, sia quando la pallida alba ancora non ha rischiarato il cielo, sia quando il sole fra le nuvole turchine ascende velandolo di pagliuzze d’oro incandescente, sia quando al tramonto lo colora di sprazzi di viola e di carminio, approdando calmo e ridente alla dolce riva nei giorni di bonaccia, come il principe delle favole, ai piedi della sua principessa addormentata canta e sospira, bisbiglia e mormora parole d’amore.
Continuando sempre a lambire la terra, come a volerla sfiorare di baci, di continuo spinge le onde cercando di strapparle qualche zolla da portarsi via come dolce ricordo, lasciandole in cambio i suoi tesori più preziosi, doni provenienti dalle profondità degli abissi: stelle marine, anemoni di mare, attinie simili a fiori lievemente colorati di verde, di giallo, di blu, delicate perle e lucide madreperle, variegate conchiglie, rametti di madrepore e di corallo rosa, rosso e bianco, veli di spuma somiglianti a trine preziose ricamate da mani fatate.
E talvolta accade anche che, aiutato dal vento, tempestoso s’increspi e si levi innalzandosi in mille cavalloni, come per uno sdegno improvviso, in realtà perché spinto dalla sua collera segreta per il perduto amore: allora, irto di onde sempre più lunghe, più fitte, più alte, orlate di livide spume e spruzzi di aspetto vitreo, ribolle, sbraita, s’infuria, rimbrotta, ulula, mugghia, riversandosi furiosamente sulla sponda, mostrando in tutta la sua potenza i mille stadi della sua inquietudine, finché non si placa e la sua anima liquida torna a ricantare sommessa, a sfiorare la terra e a donarle i suoi splendidi doni.
Ma anche la terra non dimentica il mare, e quanto, talvolta, si muove, il suo fremito altro non è che un sospiro d’amore.

 

 

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