Francesca Santucci

 

LA PRINCIPESSA DELLE ONDE

(dall'antologia AA. VV., "Fiabe per quando fuori piove",  Macabor Editore 2017)

 

 

 

Fra tutte le creature che abitano il mare un tempo la più bella era la Principessa delle Onde. Pelle color di madreperla, grandi occhi azzurri, gote rosate, labbra rosse come il corallo, lunghi capelli dorati riccioluti come la spuma del mare quando il flutto s’increspa e contro gli scogli s’infrange, voce melodiosa.
Non tardò molto a innamorarsi di lei il Re del Mare, tanto potente da poter governare anche gli abissi più profondi, e capace, con un solo suo gesto, di suscitare cavalloni così alti da toccare fin quasi il cielo. La Principessa delle Onde sarebbe diventata la sua sposa: indiscutibile era la sua volontà di sovrano!
La Principessa, pure lusingata dalla proposta del Re, dalla prospettiva di diventare la Regina del Mare e dai meravigliosi doni che lui le aveva inviato (perle delle più luminose, attinie e anemoni di mare in un tripudio di colori, arancione, giallo, viola, lunghi rami di corallo rossi, rosa e bianchi, conchiglie dalle forme più strane), non voleva sposarlo. Rispettava grandemente il Re, ma sognava l’amore con qualcuno che non fosse irrequieto e mutevole, ma tranquillo, costante, come una di quelle stelle, fisse nel profondo blu della volta celeste, che, spingendosi con la testa fuori  dall’acqua, le braccia aggrappate ad uno scoglio solitario, estasiata rimaneva a rimirare.
Ogni sera, infatti, quando il Sole scendeva sotto l’orizzonte e, piano piano, la luminosa chiarità del cielo s’oscurava fino ad assumere una tinta azzurro cupo, vellutata e profonda, e splendente si mostrava la luna, la Principessa emergeva dalle acque e lungamente sostava ad ammirare le meraviglie del cielo rifulgenti d’un magico, affascinante splendore: la moltitudine immensa di quei puntini scintillanti come magnifici gioielli nella gran volta celeste, le stelle, aggruppate in luminose costellazioni, nelle quali le sembrava di vedere immaginari disegni raffiguranti umani straordinari e favolosi animali, illuminati dal velo argenteo della fluttuante via Lattea.
Ignorava la Principessa che qualcuno ogni notte con ansia attendeva che lei comparisse per osservarla di nascosto: era il Signore delle Costellazioni, che da tempo immemorabile dall’alto si affacciava a guardare verso quel mondo ignoto, colorato e profumato, dove le scogliere precipitavano verso tenebrose profondità sconosciute, sempre rapito da un oscuro senso di sgomento al pensiero dell’abisso e delle misteriose creature che si muovevano nel buio eterno del grembo marino, che immaginava abitato da mostri spaventosi.
Una volta, però, era accaduto che aveva visto emergere dall’acqua scura la Principessa che, aggrappata ad uno scoglio, per un po’ aveva rivolto il suo viso verso l’alto.  Era rimasto abbagliato dalla sua bellezza, dal suo volto incorniciato da capelli color dell’oro che brillavano nel nero della notte, e quando, poi, con voce melodiosa, lei aveva cominciato ad intonare un canto sommesso, se ne era completamente invaghito: ma l’incanto poco era durato, ché subito la Principessa si era tuffata e saldamente le acque si erano richiuse su di lei.
Per diverse notti la scena si ripeté: la Principessa affiorò dalle acque, intonò il suo cantò, poi si rituffò, finché il Signore delle Costellazioni, sempre più affascinato, finalmente decise di mostrarsi.
E così una notte, appena la Principessa ebbe terminato il suo canto, le stelle brillarono tutte insieme, illuminando, al centro della volta celeste, il Signore delle Costellazioni, che apparve in tutto il suo splendore, in scintillanti vesti colore dell’argento. Per rassicurarla, dolcemente parlò alla creatura del mare, dapprima spaventata dal prodigio, poi incuriosita da quella creatura del cielo di cosi bell’aspetto, con grandi occhi blu, capelli color dell’ala dei corvi, voce suadente, modi gentili.
E a lungo parlarono, ciascuno raccontando del suo mondo, di quello marino, scrigno di tesori meravigliosi, abitato dalle più disparate e bizzarre creature, guizzanti tra acque, ora chete ora agitate, dalle mille sfumature di verde e d’azzurro, dal turchese più brillante fino al blu più profondo, e di quello celeste, avvolgente come una morbida coperta trapunta di mille fulgide stelle, e puntellato di placidi pianeti, palpitanti di luce soave diffusa nella notte oscura fra gli infiniti abissi dell’Universo.
Per notti e notti si ritrovarono, sempre più desiderosa di ascendere al cielo la Principessa delle Onde, sempre più desideroso di accoglierla il Signore delle Costellazioni, finché non fu chiaro ad entrambi di non poter più fare a meno l’uno dell’altro.
Intanto il Re del Mare sollecitava il matrimonio, che la Principessa, invece, con mille pretesti ritardava, poiché desiderava con tutto il cuore rifiutare l’unione con il Re e accettare il matrimonio propostogli dal Signore delle Costellazioni l’ultima notte che si erano visti.
Infine, immalinconita, la Principessa si ritirò nella grotta più nascosta del mare, rifiutando il cibo, nutrendosi solo delle sue lacrime, suscitando apprensione nel Signore delle Costellazioni che più non la vedeva, e rabbia furibonda nel Re del Mare che, appresa ogni cosa dalle Meduse (che, nei loro viaggi notturni, a tutti i colloqui d’amore avevano assistito), cominciò a scatenare tremende tempeste, sferzando violentemente la costa, sollevando in aria le barche dei malcapitati pescatori, finché, sbollita l’ira, comprese che nulla avrebbe potuto contro un sentimento tanto forte che stava conducendo a morte colei che amava.
Allora il Re si recò nella grotta dove la Principessa languiva, e la rassicurò dicendo che non solo la scioglieva dall’obbligo del matrimonio ma, anzi, l’avrebbe aiutata a raggiungere il suo innamorato, non prima, però, di aver mangiato per riprendere le forze.
E fu così che il Re del Mare scatenò una nuova tempesta, ma, stavolta, a fin di bene, sollevando le acque in un grande solido muro contro il quale appoggiò una lunghissima scala di bisso, realizzata con fili di seta marina bruno-dorata prontamente filata dalle Sirene, lungo la quale, illuminata nella sua ascesa alla volta celeste dallo straordinario raggio di luce inviato dall’alto dal Signore delle Costellazioni, accompagnata dai salti di gioia dei delfini, dei pesci luccicanti d'ogni genere, persino dei piccoli ippocampi, si arrampicò la Principessa, meravigliosamente abbigliata, con una veste rosso violacea colorata con preziosissima porpora, e il collo, le orecchie e il capo adornati da collana, orecchini e diadema d’iridescenti perle.
Finalmente insieme, grande fu la felicità dei due innamorati, e tanta anche la gioia delle stelle, che più intensamente scintillarono, e dei pianeti che, per qualche istante, accelerarono il loro moto.
E il Signore delle Costellazioni, in segno di riconoscenza verso il Re del Mare, che aveva saputo essere tanto comprensivo e generoso, staccò dalla volta celeste una delle stelle più luminose e la lanciò fra le acque.  Il dono fu molto gradito al Re del Mare, che chiamò la stella “Stella della sera”, e la tenne sempre come la più cara fra le sue creature.

 

 

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