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Gradita,
attesa, annuncio del risveglio della natura, messaggera di primavera,
puntuale ritornando ad ogni stagione, sempre la rondine rinnova lo stupore
per la bellezza e le meraviglie delle creature e del creato. Uccello dal
becco corto, il capo, il dorso, le ali (forti e lunghe) e la coda
biforcuta d’un bel nero lucente, il petto e il ventre colore bianco
sporco, il piumaggio della fronte e della gola rosso ruggine, migratore,
che giunge a gruppi in aprile ed in stormi riparte per svernare, con
sorprendente orientamento ogni anno sa ritrovare il nido dell’anno
precedente, ma sa anche allestirne uno nuovo, preparandolo sotto i tetti o
i porticati o in solitarie stanze, e con identica amorosa cura lo
riassetta e lo ripara, con fango, con pagliuzze, con steli trasportati col
becco. E ai primi
caldi la femmina depone le uova (intanto che il maschio va in cerca di
cibo), attendendo con amorevole cura la nascita dei piccoli, pazientemente
covando finché quelli, rotto il guscio, non sollevano incuriositi il capo
implume: allora, sollecita, porge il nutrimento ai suoi rondinini. Con
meraviglioso istinto di difesa è capace di difendere il suo nido,
all’occorrenza infierendo tremendi colpi d’ala contro il nemico, chiamando
a raccolta, in caso di grave pericolo, le compagne, insieme alle quali
fare tanto schiamazzo da spaventare il malintenzionato, insegnando, poi,
da brava mammina, ai suoi piccini a volare, allontanandosi con loro
gradatamente, finché, un bel giorno, non spiccano da soli, sicuri,
l’agognato volo. Creatura
gentile, graziosa, leggiadra, agile, armoniosa, libera e quasi solenne nel
suo volo erratico ("giocattolo preferito dal vento" la definì Jules
Renard), passando e ripassando lungamente ad ali tese nello stesso tratto
di cielo a caccia d’insetti, posandosi frequentemente e con facilità su
rami, tetti, fili metallici, sul terreno (per raccogliere il materiale
occorrente alla costruzione del nido) solo per brevi istanti, camminando,
goffa e impacciata, con difficoltà, dal cinguettio allegro, pur non
essendo abile cantore, riempiendo l’aria dei suoi richiami gai e argentini
soprattutto al tramonto, la rondine non teme l’uomo, che non solo non
sfugge, ma di cui sembra cercare la presenza prediligendo, per costruire
il riparo, luoghi nelle sue immediate vicinanze. E l’uomo, in
genere, ama e rispetta la rondine, anche per riconoscenza per la gran
distruzione di insetti a lui nocivo che attua, ma capita anche che
qualcuno, insensato, le dia la caccia …
***
Era rimasta
sola mamma rondine, senza il suo compagno, caduto tra i rovi durante un
volo di ritorno, ed ora doveva procurare il cibo per i suoi piccolini, ma
le si stringeva il cuore ogni volta che era costretta a lasciarli nel nido
incustodito, consapevole che avrebbero potuto essere facile preda di
malvagi rapaci.

La rondine al
nido
Ad uno ad uno
guardava i suoi piccini, li contava, li ricontava, faceva mille
raccomandazioni, poi, dopo aver lanciato commossa un ultimo sguardo con i
begli occhi neri, puntava il becco triangolare verso l’alto, allargava le
ali e spiccava il volo.

La rondine che
lascia il nido
continua
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