Francesca Santucci

LA ROSA DI SERRA

(Francesca Santucci, "Storie colorate", Apollo Edizioni 2018)

 

È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa
che ha fatto la tua rosa così importante.
(da "Il piccolo principe", Antoine de Saint-Exupéry)

 


 

Un giorno di febbraio un giardiniere scoprì nella sua serra, dove coltivava rose bellissime dagli intensi profumi, dalle mille sfumature e dalle infinità varietà, scarlatte e rosa tenui, lilla e madreperlate, bianco crema e rosso ciliegia, rame e arancio, grandiflora e ad alberetto, rampicanti e da taglio, seminascosto tra le erbacce spontanee, un fiorellino selvatico. Era fragile, umile, i petali ben serrati, d'un colore smorto e spento, non emanava alcun profumo; ormai aveva il capo chino come se agonizzasse o, addirittura, fosse già morto, ma il giardiniere lo colse egualmente perché pensò, ostinato, che se lo avesse trapiantato in un buon terreno fertile, e collocato in pieno sole, si sarebbe rianimato, e da quell' insignificante bocciolo sarebbe sicuramente sbocciato un fiore meraviglioso, e così fece. Con molta delicatezza lo sottrasse alle erbacce e lo trapiantò in un terreno ricco di humus, lo espose al sole e cominciò a coltivarlo.
Quel fiore trapiantato non faticò molto ad abituarsi alla nuova terra; nato selvatico, scoprì ben presto le piacevolezze della coltura. E il ricco nutrimento e la dolcezza delle cure del giardiniere (che, addirittura, arrivava al punto di parlargli come se fosse una creatura davvero speciale, e non un fiore tra i fiori), furono per lui linfa vitale.
E così crebbe forte e bello e sbocciò in tutto il suo fulgore; divenne una splendida rosa blu, aprì i suoi petali vellutati alle carezze del sole e si ravvivò illuminando la sua splendida corolla variegata, elargendosi in tutta la sua bellezza agli occhi amorevoli del suo salvatore.
Ma un triste destino era in agguato, perché, da un giorno all'altro, le cose cambiarono; il giardiniere, ormai distratto da altri fiori, cominciò a tralasciare le sue cure, e la rosa, trascurata, fu lasciata sola ad avvizzire.
Per un po' la poverina resistette, fiduciosa che il giardiniere sarebbe ritornato a curarla e ad amarla, ma vana fu la sua attesa: il giardiniere crudele più non amava quel fiore, e non sarebbe mai ritornato.
E fu così che, in un giorno di maggio, malinconico e grigio come un giorno di novembre, la rosa cominciò a boccheggiare, ad annaspare, mancava poco, ormai, sarebbe sfiorita, ma ecco che una voce lodò la sua bellezza e una mano gentile la staccò dal ramo: era la mano dell’Angelo delle rose.
Le disse:
- Non temere, ti porterò nel mio Regno, laddove vivono solo le rose blu; lì sarai rosa fra le rose, e vivrai per sempre!
Allora la rosa respirò, si rianimò, e, in riconquistata bellezza, s’involò verso quel regno fatato, nuovamente empiendo dell’aria il suo profumo.

Francesca Santucci

 

 

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