Francesca Santucci

 

 

T’AMAI, PADRE

 

(dall'antologia AA.VV.,  Tra un fiore colto e l'altro donato, vol.16 parte prima, Aletti editore 2020)

 

 

 

 

 

T’amai, padre, per le tue rughe sulla fronte

dolente di tormento,

per la malinconia dei tuoi occhi

persi dietro pensieri cupi,  

che nel tuo capo  gravi s’addensavano

come nuvole scure presagio  di temporale

che bambina non potevo indovinare.

 

T’amai, padre, per quel tuo largo sorriso

che raramente t’ illuminava  il viso

ma quando fioriva era di gioia splendente

e veniva a rallegrare il cuore dei tuoi cari.

 

T’amai, padre, per la tua tenerezza

verso un bambino, un cane, un gatto, un pulcino.

Ricordo ancora i tuoi baci furtivi

quando credevi addormentati i tuoi figli nei lettini,

e le tue carezze gentili al vitellino

accanto alla sua mamma nella stalla.

 

T’amai, padre, per quel tuo incedere stanco

che a casa ogni volta ti riportava

sempre più  provato dal lungo peregrinare

per le strade e le autostrade  d’Italia

che di continuo a noi ti strappavano.

 

T’amai, padre, quando pesante

gravando sopra le tue palpebre

l'ombra del sonno ti ghermiva.

Come un bimbo nell’abbandono del riposo

sprofondavi: allora io con mano velata

venivo a liberarti del giornale e degli occhiali

che non avevi smesso prima di addormentarti.

 

T’amai, padre, per il tuo fiero orgoglio,

per le lacrime che mai versasti per colei

che tanto amavi e tanto ti deluse:

ma bene io conobbi  il tuo silenzioso pianto!

 

T’amai, padre, anche alla distanza,

anche in lontananza, anche nell’assenza,

come questa che irrimediabile perdura,

della quale ancora non comprendo il senso.

 

 

(poesia finalista alla 16° Edizione del Concorso "Tra un fiore colto e l'altro donato")

 

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