Francesca Santucci

 

TORNASSE A ME LA TUA VOCE UNA MATTINA

A mio padre

 

 

Puntuale, come in primavera a ritornare

fra i cieli turchini la rondine d’oltremare,

come il candido fiore di ciliegio

che al bacio del sole riprende a rifiorire,

come la rugiada che si giace

sulla foglia all’alba,

tornasse a me la tua voce una mattina,

di nuovo a chiamarmi “figlia”,

“tesoro”, “amore”:

di gioia splenderebbe il buio del cuore!

Ma è nel più doloroso dei silenzi

che le tue parole la  morte ha soffocato

e nelle tenebre oscure me ha scaraventato.

 

Come vorrei che mai fosse trascorso il tempo,

con il sorriso gioioso di bimba sopra il viso

contro il tuo volto stanco dal lavoro

correrti incontro e dirti “babbo caro”,

ma breve come  un sospiro

ti fu la vita, padre, rapida come il lampo,

dal tuono incalzato presto  si dileguò.

 

Fu la mia mamma un giorno il fiore,

ma tu, tu fosti  l’albero,

permango io radice ormai dispersa

invano la luce  a ricercare

in questo maledetto sotterraneo  inferno

ove oramai per sempre è sempre inverno.

 

Francesca Santucci, Tornasse a me la tua voce una mattina, LucaniArt 2017 (poesie)

 

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